Mangusta

 

A129  "Mangusta"

 

Il progetto per un nuovo elicottero da combattimento italiano è stato avviato nel 1978 a seguito di una specifica emessa dallo Stato Maggiore della Difesa riguardante un elicottero controcarro leggero per l’esercito. La macchina risultante doveva essere efficiente e poco costosa, adatta alle caratteristiche del teatro operativo italiano. Le stesse necessità operative dovevano rientrare nella dottrina militare della Nato, la quale riservava all’Italia, durante la “guerra fredda”, un ruolo di contenimento verso le truppe corazzate del Patto di Varsavia.

Inizialmente il progetto, derivato dall’esperienza precedente con l’A-109, avrebbe avuto come armamento principale controcarro i missili filo-guidati BGM-71 TOW, coadiuvati da razzi non guidati da 81mm. La configurazione in tandem, ereditata dal Cobra statunitense, riserva nel seggiolino anteriore il posto per l’operatore dei sistemi; sin dalle prime versioni prodotte il Mangusta disponeva infatti, rispetto al “collega” americano, di tutte quelle migliorie di avionica e strumentazione già sperimentate sull’A-109, come per esempio il sistema autonomo di navigazione e visione notturna, che rendevano il velivolo in grado di volare in ogni condizione climatica.

Il prototipo dell’A-129 ha volato per la prima volta tra l’11 e il 15 settembre 1983. Il contratto iniziale prevedeva la fornitura di 60 esemplari di A-129 Mangusta controcarro, poi ridotti a 45 in seguito delle vicende del Tonal, un nuovo elicottero armato europeo in seguito cancellato. Nonostante ciò, l’Italia decise di proseguire nello sviluppo del proprio elicottero, a differenza di altri paesi che scelsero l’AH-64 Apache (Grecia, Olanda, Gran Bretagna) o il Tiger (Germania e Francia).

Negli anni novanta fu così presentata l’evoluzione del Mangusta prima serie, la A-129 International, variante dotata di motori più potenti, nuova strumentazione ed una armamento completato, finalmente, dall’installazione in posizione prodiera di un cannoncino a tre canne rotanti Lockheed Martin/OtoBreda TM-197B da 20mm. La mancanza di un’arma del genere ha comportato importanti limitazioni all’impiego operativo nei quali il Mangusta era stato chiamato ad operare, come ad esempio la “Restor Hope” in Somalia del 1992, operazione congiunta delle Nazioni Unite organizzata per riportare l’ordine nel paese africano devastato da una terribile guerra civile. Il Mangusta, privo di cannone, non poté dare il proprio apporto nelle operazioni di scorta armata e nelle missioni antiguerriglia.

Il nuovo A-129, in seguito denominato CBT (Combat) con l’ingresso in linea fra i ranghi dell’esercito italiano, si è dimostrato fin da subito un’ottima macchina, efficiente, affidabile, veloce e potentemente armata, in grado di svolgere pienamente i requisiti richiesti dal progetto. Sono stati ordinati 15 esemplari del nuovo modello, con la consegna del primo velivolo avvenuta nell’Ottobre del 2002; saranno poi aggiornati al nuovo standard i restanti 45 elicotteri in servizio, ripristinando così l’iniziale totale di 60.

L’A-129CBT impiega il propulsore a turbina Honeywell LHTEC T800- LHT800, più moderno e potente rispetto al precedente Rolls Royce Gem, oltre a sensori di osservazione e puntamento avanzati che permettono l’utilizzo del missile anticarro Boeing AGM 114K Hellfire II a guida radar attiva. Risultano piccole differenze di dotazione, riferiti perlopiù ai sistemi delle armi, tra i due lotti costruttivi denominati G-13 e G-15.

L’A-129CBT è stato selezionato all’estero dalla Turchia, che ne ha ordinati 52 esemplari con la designazione A-129T, in parte da costruirsi nello stesso paese, con entrata in servizio entro il 2012.