Rovereto e Trento 2004

Relazione del presidente del Gruppo            FOTO

 

 

Partenza ore 7.oo di Domenica 28 Maggio: un bel gruppo all'appuntamento, zainetti in spalla e via, in direzione di Trento.
La giornata era molto bella e fra di noi regnava parecchio entusiasmo. In effetti era già da molto tempo che avevamo organizzato questa gita, e si aspettava solo una domenica soleggiata per dare sfogo alla nostra passione. Due auto piene, in tutto dieci Picchiatelli, e lungo il tragitto si è parlato del più e del meno, ma logicamente l'argomento principale era quello relativo a ciò che avremmo visto, a come fotografare al meglio gli aerei del Museo Caproni. Intanto Max guidava con attenzione facendo da Cicerone lungo il tragitto: all'altezza di Sirmione non mancò infatti di raccontarci la storia della “spia d'Italia”, ovvero una serie di aneddoti relativi alla battaglia di Solferino, e anche se modellisticamente non ci riguardava, ascoltammo con piacere. A circa 20 Km da Trento ci fermammo per la pausa caffè...non esagero, ma tra brioches e cappuccini sembrava di essere ad un rancio di commilitoni. Ripartiti in fretta, siamo giunti al Museo Caproni. Prima di entrare abbiamo fatto qualche foto di gruppo sotto ad un magnifico F-104G, il mitico “Spillone”, dopodiché l'interesse è stato tutto rivolto agli aerei esposti nel grande salone del Museo. Lo stupore fu notevole, soprattutto per chi, come Oscar, era alla sua prima visita e ne rimase colpito. I commenti si sprecavano, in ogni direzione partivano fotografie, e credo che chi ci osservasse da lontano poteva benissimo paragonarci ad una scolaresca in gita allo zoo...L'entusiasmo era davvero alle stelle. Max continuava ad ammirare il suo beniamino, il SIAI Marchetti S.79, impeccabile nella sua livrea libanese: tra i due fu amore a prima vista, e Max lo avrebbe voluto portare a casa, ma la macchina era piena e quindi dovette rinunciare...Daniele non sapeva più dove mettersi per riprendere al meglio i velivoli: sicuramente lo S.V.A. del volo su Vienna fu quello che attirò maggiormente la sua attenzione, chissà, forse perché sappiamo che in questo momento sta smodellando proprio su uno S.V.A., e quindi il paragone tra la realtà e la sua fantasia era al top. Il tempo però passava, erano già due ore che passeggiavamo all'interno dell'hangar espositivo, quando me ne uscii con la fatidica frase: “Andiamo, è ora!”. Tutti ebbero una reazione a dir poco incredula “ma dove?! Siamo appena arrivati” fu il commento, ma i programmi erano questi, due ore e non di più, poi pausa pranzo e via verso Rovereto. Arrivati quindi a Rovereto (tra l'altro magnifica cittadina), la preoccupazione maggiore fu quella di trovare un bel posticino dove fermarsi a mangiare. Giunti in prossimità del Museo della 1a Guerra Mondiale, ci imbattemmo in un piccolo parco pubblico, molto carino ed ombreggiato, nelle vicinanze di un torrente che donava non poca frescura...ecco quindi uscire panini, super panini, bibite, ricottine e merendine di ogni genere. Ad un tratto Max si diede alla macchia, o meglio alla ricerca di un bar dove acquistare un panino, in quanto ne era sprovvisto, mentre tutti gli altri si abbuffavano alla grande. Mi colpì in particolare Federica, con i suoi panini super-imbottiti, traboccanti di verdura, formaggio e prosciutto, eppure lei, imperterrita, con molta delicatezza divorò il tutto in pochi minuti. Terminato il pranzo, e bevuto il caffè in un tipico baretto trentino, ci dirigemmo verso il castello, sede del Museo che ci aggingevamo a visitare. Credo sia un'esperienza meravigliosa, la consiglierei a chiunque. A differenza della visita al Museo Caproni, qui fummo pervasi da un senso di silenzio rispettoso, l'infinità di cimeli esposti riusciva quasi a trasportarci in un'altra dimensione, come in un viaggio a ritroso nel tempo. Abbiamo letto tutte le descrizioni (o quasi, perché erano veramente tante), osservato con somma attenzione e profondo rispetto tutte le foto storiche, gli editti, gli articoli, i reperti. Dopo circa 2 ore e mezzo non avevamo più parole riguardo a tutte quelle testimonianze. Lo spazio dedicato al pilota bergamasco Locatelli ci interessò in modo particolare, se non altro per una questione di campanilismo, mentre l'insieme dei cimeli era ben disposto e completo. Verso le 16 arrivò il momento della partenza verso casa, eravamo stanchi ma felici per la bellissima giornata, e la via del ritorno fu un continuo ricordo e commento di quanto avevamo visto, e soprattutto programmi su future gite.
Dimenticavo una cosa importante, chi scrive è Roberto, uno dei “vecchi” del Gruppo, ma non per questo con meno voglia di andare e di lavorare per i famosi “Picchiatelli”!

Roberto


Relazione di Daniele

La spiritosa descrizione di Roberto mi ha spinto a dare anche la mia piccola testimonianza. Io mi trovavo sulla seconda auto, insieme a Federica, Marco, l'unico carrista del Gruppo venuto alla gita, e Matteo con i suoi genitori, il papà alla guida (che ci ha deliziati con buona musica e battute di spirito). Oltre alla piacevolissima compagnia, da segnalare il viaggio, senza traffico né imprevisti: solo io ho avuto qualche impedimento tragicomico con la portiera scorrevole del Vito... Alla fine siamo stati talmente "svizzeri", da arrivare con un'ora di anticipo sull'orario di apertura del museo!
Il Museo Caproni è stato una vera manna per noi "aviofili"...vedere dal vivo certi mezzi gloriosi e vederli in una vecchia foto d'epoca in bianco e nero non è proprio la stessa cosa! Degni di nota, oltre alla collezione di aerei (alcuni unici al mondo), la ricostruzione dello studio dell'ing. Gianni Caproni e la sala delle eliche. L'unico rammarico è stato per la disposizione caotica e “compressa” degli aerei all'interno dell'hangar, che ci ha impedito di fotografarli al meglio.
Nel primo pomeriggio, giunti a Rovereto, abbiamo assistito per caso alla pittoresca funzione di un gruppo di monaci tibetani, riuniti in preghiera su un ponte sovrastante il fiume, poco distante dal castello.
La gita al Museo della Guerra, che pensavo avrebbe attirato principalmente l'attenzione degli appassionati di mezzi militari, è stato una vera scoperta: è stato come trovarsi all'interno di un libro di storia, ma con tutti i dettagli che di solito i testi di scuola omettono per esigenze di sinteticità. L'esposizione di armi, uniformi, cimeli, non è sterile né fine a sé stessa, ma è sempre accompagnata da una serie di documenti storici originali, di testimonianze (anche in prima persona) dal forte impatto emotivo, in grado di mostrare i lati più assurdi e controversi della guerra. Senza fare della inutile retorica, è di certo una mostra pensata per uno spettatore intelligente, che sappia innanzitutto riconoscere in una tale assurdità, e senza interessi di parte, la sofferenza e il sacrificio di coloro che a milioni hanno dato la vita sui vari fronti in tutto il mondo. Un monito inquietante alle generazioni presenti e future.
Tornando a noi, da bravo amante di aerei, però, non ho potuto fare a meno di notare l'assenza di quel Nieuport 10 che si diceva essere già arrivato a Rovereto per l'esposizione. Dopo una breve indagine tra gli addetti del Museo, io e Marco siamo riusciti a sapere che l'aereo in effetti si trovava già al castello, ma ancora in fase di rimontaggio dopo il restauro. Eccolo lì! Nascosto dietro una vetrata spessa e polverosa, ci appare il piccolo Nieuport privo delle ali, dell'elica, dei carrelli e di alcuni dettagli (tutti ancora accuratamente imballati nel cellophane trasparente). A seguito di qualche peripezia sono riuscito a fotografarlo e ve lo mostro in anteprima: è interessante perché nei due abitacoli si notano dettagli costruttivi che saranno quasi impossibili da apprezzare ad aereo montato.
Dopo questa ultima, breve gioia, è il momento del rientro: col padre di Matteo decidiamo di prendere la strada litoranea e godere del paesaggio del lago di Garda. In realtà c'è una foschia tremenda, non si vede quasi nulla, e le palpebre iniziano a farsi pesanti...
Il bilancio è comunque estremamente positivo, ed il pensiero è rivolto ai prossimi appuntamenti del gruppo, una su tutte la consueta mostra di ottobre: riusciremo a finire tutti modelli che ci siamo prefissati?
A presto!

Dan