ALESSANDRO BRUSCHI  

 

I tuoi dati, nome, cognome, etc etc.

Nato a Genova 1973


 

 La mia passione modellistica è da dividere in due fasi, la prima da bambino paciugando i modelli Airfix 1/72 con quello che si aveva tra le mani. Dopo una pausa nell’adolescenza attratto da altri hobby, ho ripreso a fare modellismo nelle noiose estati in campagna assemblando (si fa per dire) le macchine Bburago.

 

Un mio professore di elettronica mi insegno i rudimenti del montaggio e della pittura, da li iscrivendomi ad un club modellistico di Genova imparai i rudimenti del nostro hobby in modo più approfondito. Il contatto con altri appassionati modellisti, anche se non della stessa nicchia, aiuta moltissimo. Vedere “le mani che lavorano” non ha pari.

 

 Ricordo ancora che alla prima mostra di paese presi sette medaglie con 7 modelli diversi. Facevo solo fantascienza e aerei (anzi solo Me 109). Ma alle mostre grandi, quelle importanti non era così semplice. Al tempo il top era il CMT di Torino al Museo dell’Automobile dove erano presenti anche modellisti stranieri. Che tempi! Anche le fiere avevano un sapore diverso, si andava a Novegro con i risparmi di un anno per comprare cose che altrimenti non si potevano avere… se non in alcuni casi dal Soldatino. Negozio di Milano specializzato nella vendita per corrispondenza (una specie di Postalmarket degli incolla plastica). Tornando a Novegro ricordo ancora la prima volta che ospitarono un ragazzino spagnolo, un certo Raul Garcia Latorre. Restai mezz’ora ad ammirare un suo 54mm autocostruito in un vetrinetta. Sembrava vivo. Ero di fronte ad un passaggio di stato. Da li in avanti nel mondo del figurino le cose non sarebbero più state le stesse. Ne ho visti parecchi di questi passaggi negli anni a venire in molte frange del nostro Hobby. Le riviste arrivarono quasi per caso, al tempo io lavoravo sulle navi e giravo come una trottola. Ermanno Albertelli, l’editore che si inventò Model Time non riusciva più a stare dietro alla rivista per una serie di problemi redazionali.  Dobbiamo ricordare che una volta le riviste italiane erano per la maggior parte traduzioni di testate straniere. La redazione interna non esisteva. All’inizio ingaggiò Thomas Abbondi come capo redattore (Presidente del club modellistico Garibaldi del quale facevo parte anche io), poi insieme decidemmo di rilevare la rivista per dargli un tocco personale e farne una professione. Prendemmo anche Soldatini, la rivista di figurini e dopo poco creammo Sky Model e Steel Art per coprire tutto il panorama editoriale del settore del modellismo statico. In quel momento si era ancora dei pionieri, ricordo che il momento "clou" dell’anno era l’annuncio delle poche novità Tamiya per le singole scale. Metà dei modelli che ci sono oggi non esistevano o erano in vac-u form o in vetrosa resina gialla. Di anni ne sono passati tanti, il modellismo ha fatto passi da gigante, ma come ogni parabola prima o poi dovrà ridiscendere. Le stampanti 3D sono fantastiche e se il costo della resina (vero punto dolente per i portafogli) non spiccherà il volo queste saranno il futuro almeno per fino alle scale medie del nostro passatempo preferito. Immagino che in un futuro non remoto avremo anche più controllo sulla texture dei pezzi e sulla “colorazione diretta” da stampante. Siamo in una fase costante di cambiamento, sfortunatamente vedo il modellista futuro come programmatore distaccato o assemblatore passivo. Sto aspettando che esploda la bolla dei prodotti per invecchiare ma noto che il mercato è ancora florido. Aspettiamo.

 

Mi chiedi della scuola Spagnola e quella Belga. Beh chiamarle scuole è in parte sbagliato. Direi che la parola giusta è stili. In spagna c’era dalla fine degli anni 80 una buona testata modellistica, Todomodellismo (ora Euromodellisto) dove la didattica con foto passo passo erano presenti fin da subito dando spazio ai loro modellisti di punta con articoli dettagliati. In Belgio Verlinden con i suoi prodotti e i suoi libri ha indirizzato molti modellisti ad un certo stile. Tieni conto che anche a quel tempo c’erano le mostre, anche se più territoriali. Chi ha girato all’estero avrà notato che molti dei banchetti delle manifestazioni sono occupati da club modellistici che lavorano in loco, montando e dipingendo a fruizioni degli spettatori, con lo scopo di insegnare ma anche di accapparrarsi nuovi soci. Da noi in italia questo non è mai stato davvero di moda. Anche in Gran Bretagna c’è una scuola modellistica, ma nessuno ne parla perché è più sobria e meno di impatto.

 

Modellisticamente devo molto a chiunque ha condiviso con me i suoi “segreti” anche per metterli in forma di articolo sulle riviste. Mi ricordo che incalzavo i collaboratori alle mostre per scrivere di quel particolare o di quell’altro dandogli spazio nel testo. Ho conosciuto tutti i modellisti degli ultimi vent’anni che hanno messo il naso fuori di casa e ho tenuto amorevolmente i loro gioielli in mano senza romperli… come suona male scritto così Van Gils è il più estroverso, Miguel Jimenez quello che è riuscito a trasformare un idea in business per almeno tre volta fino ad ora. Mi ricordo ancora una sera in Spagna durante una cena post mostra (Torrent) che posi una domanda al mio amico Joaquin Garcia Gazquez su come riuscisse a usare i pigmenti Mig per fare la polvere, la trovamo straordinaria e molto molto realistica. Era il periodo dei pigmenti e a me non davano i risultati pubblicizzati a destra e a manca. Mi risposte “caro io non uso le polveri, mischio gli Humbrol e i colori ad olio, li stendo e li tiro. Ti vedi la polvere ma è un effetto ottico”. Da li mi si è aperto un mondo.


 

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