La scatola Academy è molto vecchia, ma presenta il modello corretto nelle sue proporzioni. Avendo deciso di presentarlo abbandonato e con i segni del danneggiamento del comparto motoristico e del treno di rotolamento dal lato sinistro, ho dovuto affrontare un duro e faticoso lavoro di autocostruzione. Ho iniziato dalle paratie laterali del vano motore, in modo sommario perché sarebbe rimasto seminascosto e aiutato poi dalle ottime foto del libro della WWP dedicato al M51 Sherman (M51 IDF Sherman In Detail) ho costruito il motore, i filtri, i raccordi per i gas di scarico, le ventole di raffreddamento, etc etc.

 
 

 

IDF SHERMAN M51

 

 

 

Kit di costruzione

Modello: IDF SHERMAN M51
Data modello: 1996
Azienda: Academy 1373
Versione: Sinai grey
Scala: 1:35
Accessori: Autocostruiti
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IDF SHERMAN M51

Immagine:

 

Storia

Lo Sherman M-50 e lo Sherman M-51, entrambi spesso indicati all'estero come Super Sherman, erano versioni modificate del carro armato americano M4 Sherman che prestò servizio con le forze di difesa israeliane dalla metà degli anni '50 all'inizio degli anni '80. L'M-51 è stato anche chiamato Isherman (cioè lo Sherman israeliano). Tuttavia, le denominazioni "Super Sherman" e "Isherman" non sono mai state usate dalle forze di difesa israeliane.

 

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Descrizione delle fasi della costruzione

 

La scatola Academy è molto vecchia, ma presenta il modello corretto nelle sue proporzioni. Avendo deciso di presentarlo abbandonato e con i segni del danneggiamento del comparto motoristico e del treno di rotolamento dal lato sinistro, ho dovuto affrontare un duro e faticoso lavoro di autocostruzione. Ho iniziato dalle paratie laterali del vano motore, in modo sommario perché sarebbe rimasto seminascosto e aiutato poi dalle ottime foto del libro della WWP dedicato al M51 Sherman (M51 IDF Sherman In Detail) ho costruito il motore, i filtri, i raccordi per i gas di scarico, le ventole di raffreddamento, etc etc.

 

 

 

Ho testurizzato le superfici del carro con la colla Tamiya tappo giallo e la carta stagnola, che con le sue crespature ha creato quell’effetto “bugnato” caratteristico delle superfici di metallo ottenute per fusione.

 

 

Ho poi costruito i parafanghi laterali, le ruote motrici, il supporto per i rulli di scorta, le griglie di areazione del vano motore, i portelli per l’accesso ai filtri, il cesto porta oggetti posteriore con i relativi supporti, il box per l’interfono, il fermo per la canna del cannone da 105mm, la griglia di aereazione anteriore e con l’aiuto delle fotoincisioni Eduard 35182 i cesti porta taniche, le protezioni dei visori e della fanaleria, i ganci per gli attrezzi e per i cavi di traino.

 

 

 

Con gli “stencil” in rilievo della Archer (AR88007) ho riprodotto i simboli delle fabbriche della fusione dello scafo e i numeri  relativi alla serie dei portelli e della torretta.

 

 

 

 

Il treno di rotolamento dal lato sinistro è stato lavorato per ricreare i danni lasciati da un incendio, per cui ho montato le ruote e i rulli sul minitrapano a mo’ di tornio e con il cutter ben affilato ho rimosso la parte in plastica che fa da battistrada, che essendo nella realtà in gomma è andato distrutto.

 
   

Anche la torretta ha comportato un duro lavoro per ricostruire la scudatura e il mantello anteriore che ospita la canna del cannone, perché nel modello Academy è un pezzo unico con il telo di protezione.

   
 

 

Ho rimodellato il vano del portello laterale poco credibile nel kit originale, testurizzando poi tutte le superfici della torretta con lo stucco diluito in acetone, ricostruito il corrimano posteriore, le molle di ritorno del portellone superiore, i lancia fumogeni, il telaio per il telo di protezione della scudatura anteriore, i telai dei cingoli di riserva, etc etc

 

 

CINGOLI

Sono poi passato all’assemblaggio dei cingoli maglia-maglia della AFV Model T-80, accorgendomi solo ora che nella parte sinistra avrei dovuto modificare il tacco in gomma di ogni maglia perché aggredito dalle fiamme nella realtà sarebbe andato distrutto. Ho ricercato la documentazione necessaria e sono partito nell’autocostruzione.

 

 

COLORE

Il modello, una volta lavato con sapone di lavastoviglie, viene spruzzato con  il “primer” bianco dell ‘AK, per evidenziare imperfezioni e creare una superfice più omogenea per i passaggi successivi di colore.

Ho preparato un mix di colori Tamiya XF84-XF79-X12 per ricreare l’effetto del ferro, base di partenza per tutti i passaggi successivi di colore.

Ho poi colorato il motore color ruggine, non prima di aver passato una mano di lacca per capelli per poi, con acqua tiepida e pennelli di varie dimensioni, creare screpolature, graffi e i danni da incendio.

 

 

Una volta perfettamente asciutto, ho spruzzato ancora una velatura di lacca e una passata di nero lucido a smalto Humbrol H33 molto diluito. Con pennelli di diversa durezza ho poi creato l’effetto del fumo e della fuliggine.

 

 

Sono poi passato a preparare il colore di base del carro israeliano con un mix di Tamiya (XF55-XF57-XF60-X2), che poi sapientemente diluiti e schiariti mi hanno permesso di creare quel minimo di modulazione di colore. Utilizzando poi i colori acrilici Vallejo, ho dipinto tutte le parti più piccole che riflettono maggiormente la luce, per dare tridimensionalità alla struttura.

 

 

 Con i colori ruggine della True Earth (Ruggine Intensa 3 SDW e 4 SDW), ho dipinto con l’aerografo e testurizzato con una spugnetta le parti e le superfici raggiunte dall’incendio del vano motore e del treno di rotolamento, compresa la cupola del capocarro, il parafango anteriore, i portelloni del puntatore e i lancia fumogeni.

 

 

 

Con gli stessi colori ho creato colature e parti arrugginite, per l’esposizione del modello agli agenti atmosferici.

 

Un passaggio di Heavy Chipping della AK sotto la parte posteriore della torretta, sul fondo dello scafo e sui portelli superiori del vano motore e una spruzzata di nero a smalto molto diluito, che una volta asciutto è stato lavorato con vari tipi di pennelli e acqua tiepida per creare l’effetto dei fumi dell’incendio.

 

Un lavoro particolare l’ho dedicato alla superfice del carro tra il vano motore e il treno di rotolamento, che segna il passaggio tra la fine dell’incendio e le parti rimaste del colore di base. Ho immaginato che il calore delle fiamme potessero screpolare la vernice e questo effetto l’ho ricreato con il “cracle” della Vallejo, un gel che una volta applicato sul fondo ruggine, è stato ricoperto con l’aerografo da una miscela di colori sabbia SDW della True Earth e quasi subito fatto asciugare con l’aiuto di un phon.

 

Tutte le parti color ruggine hanno poi subito un lavaggio Mig for Panzer Grey per evidenziare al meglio le variazioni cromatiche del metallo quando raggiunge le alte temperature

Basetta

Ho utilizzato una base circolare per permettere all’osservatore una visione a 360°, utilizzando la pasta Das ricoperta con diverse granatura di sabbia, colorando il tutto con i prodotto True Earth della serie SDW Shading Colors, dal tono color sabbia e variandone la superfice con vari lavaggi ad olio. Qualche rametto e ciuffi di erba sintetica, alcuni frammenti e spezzoni di cingolo completano la presentazione.