L’idea di questo diorama mi è sempre rimasta in testa da quando tanti anni fa vidi su un catalogo Tamiya un famoso lavoro del grande “maestro” Verlinden. Mi ha sempre affascinato l’idea del micidiale Flak 36 in agguato tra le rovine di una chiesa e finalmente mi sono deciso a sviluppare questo progetto.

Personalmente seguo la filosofia di rendere interessante un diorama da qualsiasi punto lo si osservi e per questo lavoro ho scelto per la prima volta di utilizzare una base circolare, in modo da evitare qualsiasi punto di osservazione principale e rendere il diorama veramente osservabile a 360°.

 
 

 

 

Volevo realizzare un diorama raccolto in uno spazio limitato, ma nello stesso tempo ricco di molti elementi e particolari che lo rendessero interessante. Con questa premessa è stata fondamentale un’accurata progettazione iniziata col reperire la documentazione fotografica riguardante sia la chiesa che il cannone da 88mm.

Ho casualmente trovato un cilindro di cartone con un diametro di circa 30 cm. ed uno spessore di 5mm.che poteva fare da basamento per il mio progetto e quindi dopo aver stabilito la dimensione che avrebbe avuto il diorama ho disegnato al CAD il mio rudere, cercando di renderlo strutturalmente interessante e studiando la posizione del cannone, dei suoi carrelli e dei serventi in azione.

 

Pur essendo schematici questi disegni sono fondamentali per le successive fasi del lavoro. Una volta stampati nella giusta scala li ho utilizzati come guida per il taglio ed il posizionamento degli elementi in polistirene espanso che formeranno il rudere.

Poiché è importante avere l’idea delle giuste dimensioni ho iniziato nel frattempo il montaggio del modello. Per realizzare l’88 Flak 36 la scelta è inevitabilmente ricaduta sull’ottimo modello della Dragon: il kit è molto complicato, si presenta con una miriade di pezzi ed è completo di alcune fotoincisioni e di doppia canna in metallo, oltre che dei cilindri recuperatori sempre dello stesso materiale. Avevo a disposizione inoltre un set di fotoincisioni della Eduard dedicate al modello della Tamiya, dal quale ho attinto ulteriori pezzi per il dettaglio del modello.

Le istruzioni di montaggio non sono semplicissime e bisogna fare molta attenzione ai vari passaggi a seconda che si scelga l’opzione di realizzare il pezzo in fase di trasporto o in batteria.

Una volta pronti i vari manufatti li ho ricomposti sul disegno in pianta formando i resti della chiesa e della relativa cripta sotterranea, che secondo le mie intenzioni ha il doppio scopo di slanciare verso l’alto tutta la composizione e di creare un ulteriore punto di interesse per l’osservatore. Infine ho inserito il tutto nel basamento cilindrico di cartone per creare lo “spacco” attraverso il quale si potrà intravvedere parte della cripta crollata. Ho posizionato infine il cannone ed i suoi carrelli “raccogliendo” il tutto in uno spazio limitato per dare una maggior sensazione di caos e dinamismo.

 

 

 

Dopo gli opportuni aggiustaggi ho rismontato il tutto e sono passato a rivestire le varie parti col gesso per ottenere la giusta superficie su cui incidere le pietre della muratura.

Per il gesso ho utilizzato la “scagliola”, che una volta pronto ha un tempo di lavorazione di alcuni minuti più lungo del normale gesso ed ho mescolato ogni volta piccole quantità procedendo a stenderlo con una spatola su una parete alla volta. Col gesso completamente asciutto ho tracciato le linee guida ed inciso le pietre e le crepe dell’intonaco ad una ad una con un punteruolo. Ho avuto particolare cura per il soffitto a volte della cripta, seguendo lo schema reale con cui venivano realizzate queste particolari strutture. A lavoro finito si vede ben poco, ma si sa noi modellisti amiamo complicarci la vita!

 

 Per ragioni pratiche ho dovuto verniciare e completare la cripta con tutti i suoi macabri accessori (tombe, scheletri e teschi) e con i detriti del crollo, perché una volta inserita al suo posto sarebbe stato impossibile lavorarci. Per la colorazione ho eseguito una preombreggiatura nera su una base di grigio medio Tamiya. Quindi con diversi toni marroni e grigi ho colorato le varie pietre facendo seguire diversi lavaggi ad olio nei toni terra di siena, bruno Van Dick e nero. A lavaggi asciutti ho eseguito diversi dry-brush sempre più chiari per riaccendere i toni e le differenze di colore, seguiti dalla finitura finale con pigmenti terrosi fissati con “AK Pigment Fixer”.

Una volta completata la cripta l’ho inserita nella base cilindrica, raccordando le giunzioni con stucco e gli ultimi detriti e chiudendo provvisoriamente l’apertura con della carta velina per non rovinare accidentalmente qualcosa mentre procedevo col resto del diorama.


 

Ho quindi riassemblato ed incollato i vari pezzi della chiesa, chiudendo le giunzioni con stucco e tracciando anche in questi punti  le pietre. Infine ho realizzato il pavimento incidendo le varie mattonelle su una colata di gesso ed i tetti semi-crollati utilizzando listelli per modellismo navale. Le macerie, disposte cercando sempre di ottenere un insieme credibile, hanno completato il tutto.


 

 

Un discorso a parte merita il rosone: questo è stato realizzato partendo da due orecchini (…non fatelo sapere a mia moglie…!!!!!)……In pratica ho incollato dell’acetato trasparente su ogni orecchino preventivamente verniciato; colorando poi la parte interna con colori trasparenti si ottiene l’effetto di vetrata a mosaico, che proprio come le vetrate vere si illumina di effetti quando illuminata sul lato opposto. Quindi ho incollato le due parti del “rosone” con colla acrilica procedendo poi ad invecchiare ed impolverare un pochino il tutto, senza esagerare per non rovinare l’effetto di trasparenza.

 ed ora possiamo unire le due metà…..

Ho posizionato i modelli parzialmente montati per una verifica finale ed ho stabilito  le posizioni definitive dei singoli pezzi e delle casse di munizioni, in modo da poter mettere le ultime macerie ed i particolari finali.

A questo punto la costruzione poteva considerarsi conclusa e potevo così passare alla fase di colorazione che avrebbe dato “vita” a tutto il lavoro fin qui svolto.

 


 

 


 

Per la colorazione ho seguito lo stesso procedimento usato per la cripta, facendo una preombreggiatura a base di grigio sul pavimento ed a base di marrone sulle pareti, cercando di “amalgamare” il fondo con gli affreschi realizzati in precedenza. Successivamente ho rifinito a pennello tutti i particolari e le singole pietre con diversi toni di colore, dal marroncino al crema chiaro, aggiungendo qualche arbusto rampicante sulle pareti esterne e un po’ di vegetazione nella parte dove avrei poi messo la pianta. Quest’ultima è stata realizzata partendo dal tronco di una siepe naturale ed innestandovi dei rametti di Teloxis, dopo aver praticato i fori sul tronco principale con un minitrapano.

Con una serie di lavaggi scuri ho amalgamato tutto l’insieme, cercando di insistere nelle zone in ombra: successivamente con diverse passate sempre più chiare a pennello asciutto ho ravvivato tutti i particolari, le singole pietre, le mattonelle del pavimento e gli spigoli più in “luce”. Il bello della colorazione è che non c’è un limite agli effetti che si possono aggiungere: è il nostro gusto personale che ci fa decidere quando il lavoro può dirsi terminato.

Una volta soddisfatto del risultato sono passato a realizzare le zone innevate, cercando di non coprire troppo il lavoro fatto in precedenza con le macerie. Prima ho steso nelle zone scelte una “pasta neve” a base acrilica per decoratori, creando degli accumuli convincenti lavorando la pasta ancora fresca con un pennello bagnato. Una volta asciutta ho picchiettato del colore lucido ed ho spolverato a caso un leggero strato di microsfere per uso navale. Ai bordi delle zone innevate ho poi aggiunto della resina effetto acqua, usando un contagocce, per creare le pozzanghere e le zone umide dovute allo scioglimento.

Ho pensato a come potevo rendere meno “pesante” il basamento cilindrico e per caso ho trovato le fotografie di antichi manoscritti religiosi: niente di meglio per arricchire la mia chiesa!

Una volta manipolate le foto per sovrapporre il titolo “Gott Mit Uns” (scelto in quanto doppio riferimento sia al luogo sacro della chiesa che ai cinturoni dei soldati) le ho stampate nella misura adeguata ed incollate al cilindro di cartone, proteggendo anche qui il lavoro con la Future e colorando la parte superiore in grigio per raccordarmi meglio col colore del diorama.

 

 

Nel frattempo procedevo anche col montaggio del cannone e dei suoi carelli di trasporto, aggiungendo qualche particolare come i cavi del sistema di controllo del tiro e di frenatura, qualche catenella ed alcune saldature. Ho inoltre rifatto il sedile del frenatore con una lamina in rame, perché quello incluso nella scatola non mi convinceva e non corrispondeva a nessuno dei modelli riscontrati nella documentazione.

Come detto all’inizio il montaggio non è semplice e bisogna fare molta attenzione, ma alla fine il pezzo terminato è davvero impressionante per realismo e quantità di dettagli.

 

Per i figurini ho utilizzato i serventi inclusi nel kit, cambiando qualche testa ed elmetto con altri in resina, mentre il comandante è un figurino Alpine anche lui con una nuova testa più idonea all’azione. Ho aggiunto a tutti il cinghiolo dell’elmetto e dopo un accurato lavaggio ho dato il primer Tamiya come base per la colorazione. Sia per l’incarnato che per le uniformi ho usato colori ad olio su base a smalto.

Anche il cannone è stato lavato accuratamente con acqua ed una goccia di detersivo per piatti: da questo momento sarà maneggiato esclusivamente indossando i guanti.

Dopo la mano di fondo Tamiya ho iniziato con una pre-modulazione in stile “black & white”.

 Trovo comodo questo metodo perché sovrapponendo la base gialla molto diluita e stesa con molti passaggi si ottiene già un buon effetto di chiaroscuro. Successivamente con diverse miscele di Dunkelgelb sempre più schiarito ho lavorato sulle zone alte e su alcuni spigoli fino ad avere dei contrasti molto marcati. Sullo scudo del cannone ho voluto ricreare quel che resta della mimetica bianca invernale, ormai molto “slavata” e consumata, passando una leggera mano di bianco dato in maniera casuale e corretta poi a pennello con alcune macchioline di bianco puro.

Ho poi scelto di verniciare in grigio la parte terminale della canna, per simulare una veloce sostituzione campale del pezzo, che veniva consegnato ai reparti nel colore di fondo grigio anti-calore dato in fabbrica.

Ho sigillato tutto con una mano di Future che servirà anche a far scorrere meglio i lavaggi. Uso questa cera perché ho notato che la sua lucentezza, anche dopo diversi lavaggi, non scompare del tutto e lascia sul modello una leggera satinatura molto simile al vero metallo verniciato.

Il chipping,è stato realizzato in diverse serate prima con un giallo chiaro picchiettato con una spugnetta e un vecchio pennello a setole cortissime, e successivamente con un marrone scuro utilizzando un pennellino triplo zero. E’ un lavoro molto lungo da fare pazientemente su una piccola porzione del modello, ma personalmente preferisco questo metodo all’utilizzo della lacca perché lo trovo più controllabile e con risultati più precisi e mirati.

Ho eseguito prima di tutto un lavaggio generale col prodotto della AK dedicato ai veicoli in dunkelgelb, togliendo l’eccesso con un pennello pulito appena bagnato di white spirits. Quindi con diversi colori ad olio ho applicato dei filtri semitrasparenti su alcune parti per differenziare i toni per rendere interessante la superficie monocromatica del modello. Sempre con i prodotti AK ho fatto le colature di sporco e di ruggine, oltre a qualche colatura di sporcizia e grasso su alcune zone dei carrelli e sui sistemi di alzo e brandeggio del cannone. Gli attrezzi sono stati verniciati utilizzando i set Lifecolor per i metalli ed il legno. Sui manici ho cercato di dare l’impressione della venatura tracciando sottilissime linee con pennello triplo zero. Trattandosi di un ambiente umido ho limitato l’effetto di impolveramento solo alle ruote che hanno ricevuto una leggera passata di Buff  Tamiya ad aerografo e del pigmento picchiettato a secco nei solchi del battistrada.

Qualche spigolo e le parti metalliche degli attrezzi sono stati lucidati con polvere di grafite, senza esagerare, per dare l’effetto del metallo naturale e dello sfregamento.

I proiettili ad alto esplosivo (gialli) e le Panzergranade (nere) non hanno ricevuto effetti di usura, mentre sui bossoli a terra ho annerito l’estremità con Smoke Tamiya.

A questo punto tutto era pronto per l’assemblaggio finale. Dopo aver piazzato il cannone ho piantato i quattro paletti che lo tenevano fisso a terra proprio come nella realtà ed ho incollato i carrelli e i serventi nelle loro posizioni usando colla acrilica. Dopo aver messo le casse ho cercato di disporre i proiettili e soprattutto i bossoli sparati in modo casuale, facendo attenzione che non intralciassero le operazioni dei serventi.

Ho terminato con un’ultima spolverata di pigmento polveroso vicino e sopra gli stivali dei soldati e in alcune zone asciutte del pavimento e delle macerie.

Alla fine girando e rigirando il diorama sono stato veramente soddisfatto del lavoro perchè ogni angolazione mi dava nuove prospettive e particolari da osservare. Ringrazio tutti i soci del  gruppo “Picchiatelli” di cui faccio parte, per i preziosi pareri e consigli che mi hanno dato durante la realizzazione e che sicuramente mi saranno utili anche nei prossimi progetti.

Il link sul canale Youtube dove vedere il diorama in tutta la sua bellezza.