Siamo nel 1997-1998…penso siano questi gli anni giacché passano talmente veloci, nei quali ho auto-costruito in scala 1/72 la U.S.S. Saipan ,nave da sbarco anfibio classe Tarawa, cioè la cugina della Wasp. Quando ho visto la recensione, la tentazione è stata fortissima e appena disponibile dal mio negoziante di fiducia Livio l’acquisto è stato  immediato.

 
 

 

Multipurpose Amphibious Assault Ship U.S.S. Wasp

 

 

 

Kit di costruzione

Modello: LHD 1   U.S.S. Wasp
Data modello: 2010
Azienda: Revell 05104
Versione: Amphibious assault ship Wasp-class - Aircraft carriers (Ships)
Scala: 1:350
Accessori: Autocostruiti
Link a Scalemates

Multipurpose Amphibious Assault Ship U.S.S. Wasp (LHD-1)

Immagine:

 

 

Breve descrizione del modello

All’interno della scatola della Revell lunga quasi un metro trovano posto i pezzi di plastica morbida con dettagli finissimi, lo scafo, il ponte e due fogli di fotoincisioni per battagliole e i radar principali. Troviamo anche 16 stampate verdi più piccole per i veicoli corazzati, altre 27 ma in plastica trasparente per i velivoli, 6 per i mezzi da sbarco, 3 fogli decals, i pezzi per il bacino allagabile e hangar e per finire un piedistallo di plastica nera.

 

Storia

La classe Wasp è una classe di Landing Helicopter Dock in servizio con la Marina degli Stati Uniti a partire dal 1989. La classe Wasp è un'evoluzione della classe Tarawa, della quale ha mantenuto molte caratteristiche. Elemento determinante dell'evoluzione di questa linea di navi da guerra è stato l'impiego di aerei V/STOL tipo Harrier. Questi aerei, che occasionalmente erano imbarcati anche sulle navi classe Iwo Jima e la cui presenza divenne abituale sulle Tarawa, sono mezzi molto capaci che hanno bisogno di molte parti e armi. In linea con questa necessità, la classe Wasp introduce più ampi depositi per i velivoli e aumenta in grandezza rispetto alle già considerevoli dimensioni delle Tarawa, per questi motivi, le navi di classe Wasp possono essere considerate portaerei d'assalto anfibio e non solo portaelicotteri. Prodotte in otto unità e con un dislocamento di oltre 41,000 kg, una lunghezza di 253,2 metri e una larghezza di 31,8 può raggiungere una velocità di 20 (37 km/h). L' equipaggio è composto da 104 ufficiali, 1.004 tra sottufficiali e comuni ed un  distaccamento di 1.894 Marine. Il suo armamento comprende RIM-116 (Rolling Airframe Missile), 2 lanciatori NATO RIM-7 Sea Sparrow, 3 CIWS Phalanx da 20 mm, 4 mitragliatrici 12,7 mm, 4 cannoni Mk 38 25mm. I mezzi aerei imbarcati variano ma comprendono: CH-46 Sea Knight, CH-53E Super Stallion, AV-8B Harrier II, UH-1N Huey, AH-1W Super Cobra e SH-60 Sea Hawk. Negli ultimi anni hanno iniziato a essere imbarcati i più moderni e potenti AH-1Z Viper, MV-22 Osprey VTOL e gli F-35B Lightning.

 

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Descrizione delle fasi della costruzione

 

. Come per tutte le navi aggiungo dei set di dettaglio in fotoincisione e quello all’interno della scatola sono proprio le basi, quindi meglio aspettare e vedere cosa ci offrirà il mercato dell’after market, così ho chiuso tutto e via nel “deposito del modellista”. Nel frattempo continuo con altri lavori e il tempo passa fino a che navigando sul sito Model War Ship un modellista ha terminato la Wasp proprio come la mia e in quel istate scatta la molla. Dopo aver scalato scatole di kit, riesco ad acciuffare la scatola. Mi studio con ammirazione e assaporandomi già il piacere del montaggio, noto con felicità che il bacino allagabile e l’hangar sono ben dettagliati, me l’immagino già con mezzi, velivoli e figurini…ok…la frenesia di iniziare è incontrollabile…allora iniziamo. Non ho ancora impugnato cutter e pinzette che sorge un dilemma…cominciamo bene! Con la costruzione del LCS 2 Independence (Model Time n° 203) a cui ho ricostruito tutti gli interni e dopo averli fotografati ho unito i due scafi nascondendo tutto il lavoro fatto….una coltellata al cuore. Non volevo ripetere la drammatica situazione. Come fare a rendere visibili gli interni senza rovinare il profilo della nave? Forza Stefano spremiti le meningi. Nel frattempo che cercavo una soluzione, mi sono procurato lo splendido set di fotoincisioni della MK 1 Design; un set ben fatto con una miriade di pezzi e istruzioni chiare insomma una vera chicca. Per fare quello che avevo in mente ho acquistato una confezione in più di velivoli e due di mezzi corazzati venduti separatamente dalla Gallery Model, una confezione della Bronco di CH-46, AV-8B, Humvee, M-1 Abrams e AAVTP-7. Della Blackdog ho acquistato i veicoli per il trasporto velivoli e visto che di fotoincisioni non ne avevo abbastanza, ho comprato il set della White Ensigne Model relativo ai mezzi corazzati e da sbarco ed uno riguardante ai velivoli. Felice come un bambino alla mattina di Natale, era ora di mettersi all’opera pianificando il tutto visto la mole di lavoro che si prospettava. Per rendere meno difficoltoso il lavoro ho dovuto dividerlo in gruppi: scafo con bacino allagabile, hangar, ponte di volo con incastro nello scafo, isola, veicoli corazzati e da sbarco e per finire velivoli con mezzi di manutenzione e personale…tutto qua.

 

 

Scafo

L’idea di creare il modello con il ponte e l’hangar rimovibile mi ha costretto a iniziare dallo scafo. Ho seguito le istruzioni costruendo il bacino allagabile aggiungendo le fotoincisioni necessarie, dopo di che mano all’aerografo ho colorato il tutto, dettagli a pennello, decals previa mano di lucido e per finire trasparente satinato. Dopo un lavaggio con nero ho fatto un dry brushing con del grigio chiaro e il gioco è fatto. Ora mi serve l’hangar che va sopra la metà di poppa del bacino. Qui ho tenuto tutto separato e quindi dopo aver aggiunto le fotoincisioni dove Mk 1 Design m’indicava, sono passato alla colorazione. Pavimento di varie tonalità di grigio scuro dopo aver dipinto tutte le pareti di bianco opaco Su di esse, dopo una mascheratura, ho dipinto una striscia di azzurro che  si alza di circa 8/10 mm. Stessa procedura del bacino per quanto riguarda i lavaggi e il pennello asciutto. Tra bacino e hangar rimangono degli spazi vuoti e personalmente non mi piacevano quindi con l’aiuto della balsa rivestita di plasticard ho tappato gli spazi più grossi e ho ricreato una costolatura ai lati del bacino allagabile che è servita pure a irrobustire il tutto. Il lavoro è stato lungo, le prove a secco sono state infinite per raggiungere il mio intento ma alla fine la fatica e la perseveranza sono state premiate. L’hangar ora si solleva dalla sua sede in modo preciso…yehaa...primo obbiettivo raggiunto.

 

 

Ponte di volo

Il ponte del kit va incollato sullo scafo e come riferimento c’è un piccolo gradino che per fortuna è preciso. Io però dovevo creare una guida un po’ più alta per incastrare a colpo sicuro il ponte sullo scafo. Quest’ultimo a lavoro terminato sarà dotato d’isola, velivoli e ogni altro piccolo particolare di conseguenza se l’incastro non sarà il più preciso possibile nel momento in cui sarà messo in sede inizieranno a saltare tutto. Come soluzione ho utilizzato dei travetti di legno da 5x5 mm che incollati seguendo il gradino stampato mi ha dato le distanze corrette. Detto…fatto. Ovviamente non è stato così semplice; ho eseguito delle prove a secco che mi hanno obbligato a limare il travetto che impediva l’entrata del ponte nella sua giusta posizione.

Chi la dura la vince. A questo punto si procede al montaggio di tutti i pezzi e fotoincisioni per completare la costruzione del ponte di volo. Passiamo alla colorazione, qui il divertimento non è mancato soprattutto nella posa delle decals. Con queste si definiscono le postazioni di decollo/atterraggio, le varie linee di delimitazione delle zone, insomma si vede il ponte terminare e come dice una nota pubblicità…non ha prezzo. Concludo il tutto con una mano di trasparente satinato.

 

Nelle foto si notano tutti gli accessori completi di fotoincisioni ancora attaccati allo sprue per facilitare la colorazione.

 

 

Torniamo un attimo indietro...

Dopo aver sudato sette camicie per riuscire a realizzare il sistema d’incastro per il sollevamento del ponte dallo scafo, ora il lavoro dovrebbe essere in discesa. Quindi torniamo allo scafo. Per non causare danni allo scafo durante tutte le prove a secco sono stati tralasciati tutti i particolari, quali passerelle, le scale ecc. Molti di questi sono stati montati e verniciati a parte e incollati soltanto al momento giusto.

 

 

 

L’isola

Ora passiamo all’isola che non s’intende quella dei famosi! Qui non c’è molto da dire. Già da scatola è un gioiellino con un sacco di dettagli ben definiti.

 

Ecco di seguito il montaggio di radar, mast e altri particolari che sono stati montati separatamente per agevolare la loro colorazione.


 
 

 

Una volta colorata, dipinto i particolari e invecchiata con un leggero lavaggio è stata fissata al ponte e a questo punto ho aggiunto tutti i cavi che ho visto sulla documentazione in mio possesso. Fantastica!!


 

 

La parte più divertente: dettagli

Ora che la nave è sul piedistallo all’interno di una scatola per evitare che la polvere ne faccia da padrona, passiamo ai veicoli, velivoli e figurini con relativi accessori. Per non incorrere nella noia ho suddiviso il lavoro in categorie per specie: aerei, veicoli militari, mezzi da sbarco, figurini e mezzi di servizio.

Mezzi da sbarco LCAC e LCU

Gli hovercraft LCAC e LCU sono stati costruiti seguendo le istruzioni e aggiungendo le fotoincisioni richieste. Colorati con la stessa procedura della nave e dopo aver dipinto i dettagli sono pronti per accogliere i veicoli.

 

 

LCU montati con le fotoincisioni della White Ensigne Model

 

Qui invece gli LCAC prima della verniciatura, sempre con le fotoincisioni W.E.M.

Ed eccoli finiti con i loro mezzi…

 

Veicoli militari

A loro volta i veicoli li ho divisi per tipologia. Sono tutti dettagliati con fotoincisioni sia della MK 1 sia della WEM; le fotoincisioni riguardano ringhiere, ralle e mitragliatrici calibro 50, paraurti taglia cavi e chi più ne ha più ne metta. Con la carta stagnola ho ricreato zaini e teloni da attaccare come carichi aggiuntivi variando ogni veicolo.

 

 

Una volta pronti, ho dato una mano di fondo e di seguito il Nato green della Tamiya. Dopo un giorno ho iniziato, a pennello a dipingerli con le chiazze marroni e nere (Nato brown e Nato black sempre Tamiya). Dopo questo lungo lavoro…i mezzi non sembravano così tanti!!!..ho dipinto i dettagli quali vetri, mitragliatrici, ruote e carichi. Dopo una mano di trasparente satinato ho effettuato un leggero lavaggio di nero per dare profondità, un pennello asciutto di verde chiaro e sabbia per far risaltare i dettagli. Dopo aver riposato per un paio di giorni in una scatola, li ho sistemati nel parcheggio nello scafo e sui mezzi da sbarco.


Aerei ed elicotteri

 Per i velivoli il discorso è leggermente diverso. Li ho divisi in due gruppi: i primi sono quelli che vanno nell’hangar e nel secondo gruppo fanno parte quelli sul ponte di volo. Anche se nell’hangar vanno pochi velivoli sono stati quasi tutti dettagliati e modificati per essere ambientati in una situazione di manutenzione. Un AV-8B Harrier è stato tolto tutta la struttura delle ali come vista da una foto; al CH-53E oltre ad aver piegato la coda ho anche aperto un motore; invece a un CH-46D ho aperto il vano della trasmissione dei rotori.


 

Per quanto riguarda i velivoli del ponte dopo aver pianificato la loro posizione, ho modificato le rampe posteriori, rotori ripiegati e in movimento. Dopo la colorazione che non vi spiego perché è avvenuta nello stesso modo di tutto il resto, ho atteso che asciugassero e li ho sistemati nelle posizioni prestabilite.

 

Figurini & company

I figurini sono referenze L’Arsenal, Goffy Model e Northen Star. Per i veicoli di manutenzione, trasporto e anti-incendio ho usato sia quelle del kit che quelle di Blackdog (eccezionali) che quelli che si trovano nel set fotoinciso della White Ensigne Model. Ho colorato tutto ad aerografo per la base e poi a pennello per i particolari.

Ambientazione

Ora passiamo alla realizzazione dell’ambiente naturale della nave: il mare. Personalmente non amo realizzare modelli sia di navi sia di qualsiasi altro genere senza dargli un contesto temporale e/o storico. A tale proposito ho voluto realizzare il mare con una tecnica nuova anzi per la precisione semi nuova almeno per me. Su una base di MDF da 12 mm ho creato una cornice con della balsa da 4 mm nella quale ho inserito un foglio di polistirolo da 50 mm incollandolo con la colla vinilica. Una volta asciutto ho scavato la sagoma dello scafo della Wasp e dei mezzi da sbarco. Con una spazzola di ferro ho sagomato la superficie dell’acqua dopodiché ho rifilato la cornice di balsa seguendo il profilo del mare. Ho stuccato il tutto con stucco per muri con fibre di vetro (acquistato al brico), molto riempitivo e molto più legante dello stucco normale; per contro la finitura è molto più lucida e meno porosa quindi per essere la prima volta, ho dato una mano di stucco in pasta francese che mi garantisce l’assorbimento del colore. Dopo un paio di giorni sono passato alla colorazione del mare con smalto acrilico. A questo punto, quando lo smalto è asciutto, ho fissato con colla a caldo la nave, LCU, LCAC e un AAVTP-7 che dal bacino della Wasp si “tuffa”. Con del silicone acrilico ho riempito il bacino allagabile mettendo LCU e tutti i mezzi anfibi che avevo deciso di mettere, inoltre le attaccature dei mezzi da sbarco e della nave…per quanto uno possa essere bravo, non è preciso al primo colpo! Fin qui il procedimento e i materiali sono quelli che uso di solito la novità per me arriva ora. Per realizzare le onde ho utilizzato del cotone incollato con dell’isolante per muri. Questo prodotto si stende sui muri prima di tinteggiare e va diluito con acqua in proporzione di 1 a 5 quindi molto liquido e trasparente ed assorbito molto bene dal cotone. Con un po’ di pratica si riescono a fare onde voluminose e di grande effetto. A questo punto è sorto un problema: il cotone una volta asciutto rimane opaco. Ho provato di tutto per lucidarlo, dal lucido spray allo smalto all’acqua, ho provato con il vernidas ma alla fine la soluzione è stata la resina effetto acqua della Prochima. Dopo aver miscelato i due prodotti (resina e catalizzatore) con un pennello piatto l’ho stesa prima sulle onde e poi sul resto del mare per uniformare il tutto.

Conclusioni

Il lavoro è stato lungo ma personalmente molto soddisfacente ed è questo per me il modellismo. Sono contento dello sviluppo della tecnica per realizzare il mare anche se devo apportare modifiche e qualche accorgimento ma non c’è problema sperimentare mi diverte e ci sono già in cantiere altri progetti su cui effettuare prove. Voglio ringraziare Dario Cozzaglio e Andrea Faustini per le fotografie e dedicare questo lavoro a mia moglie Désirée e mia figlia Martina, al mio caro amico Livio e Giacomo che mi seguono sempre con interesse. Per ultimo, ma non per importanza, a mio figlio Matteo che si è avventurato in questo fantastico mondo che è il modellismo, facendogli un sincero in bocca al lupo.