Ho utilizzato il kit della Trumpeter in scala 1/350, l’idea era di costruirlo da scatola in quanto la sua linea particolare mi ha catturato subito, ma navigando in rete ho trovato delle immagini che hanno risvegliato la mia voglia di autocostruzione!!!!

 
 

 

Littorial Combat Ship

 

 

AMORE A PRIMA VISTA

La nascita di questo progetto si è avuta mentre ammiravo i lavori dei modellisti del sito Modelwarship dove tra tutti vidi l’immagine di quest’originale natante in scala 1/700. Copia il nome e incolla sul motore di ricerca e mi appare come per incanto (la magia del web!) questo trimarano dalle forme spigolose e accattivanti…un amore a prima vista…non doveva scapparmi.

IL MODELLO

Dopo una breve ricerca ho ordinato il kit della Trumpeter (art. 04548) in scala 1/350 che comprende sette stampate, i due gusci dello scafo più tre lastre fotoincise di cui due uguali con griglie, portelli e i ganci di fissaggio dei velivoli sul ponte e una di sole battagliole e corrimano e per finire un foglio decals. Ho anche acquistato il set della Master Model riguardanti tutte le antenne, la canna del cannoncino……era ora di mettersi all’opera.

 

Storia

Secondo il glossario militare del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti una Littoral Combat Ship è una nave costruita e armata allo scopo di combattere e in grado di condurre operazioni marittime multiruolo contro minacce aeree, di superficie e subacquee, e bersagli terrestri. Il programma Littoral Combat Ship, letteralmente "Nave da Combattimento Costiero", è l'ambizioso programma col quale la US Navy intendeva realizzare delle unità militari di superficie relativamente economiche realizzate con il concetto della modularità, cioè disponendo di "pacchetti di missione" intercambiabili secondo le varie necessità. Molti di questi pacchetti hanno la caratteristica di essere impiegabili, data la loro natura modulare, in maniera remota, permettendo quindi di limitare i rischi e aumentare il tasso di successo della missione dato l'impiego di volta in volta di personale tecnico molto specializzato nella missione. Con tale sistema una LCS può di volta in volta assumere la missione sminamento, dragaggio, lotta ASW, ASuW, AAW e controcosta in base ai sistemi impiegati a bordo. Altra caratteristica peculiare di queste unità è il ridottissimo equipaggio necessario che varia a seconda della missione e dei pacchetti di missione implementati da un minimo di 40 ad un massimo di 75 tra ufficiali e marinai. Nel 2004 venne quindi assegnato la realizzazione di due prototipi a due consorzi guidati rispettivamente da Lockheed Martin per la LCS-1 e dalla General Dynamics per la LCS-2.

La USS Independence (LCS-2), sviluppata dal consorzio a guida General Dynamics, è stata realizzata in alluminio su scafo trimarano capace di superare i 50 nodi di velocità e dislocante poco più di 3.000 tonnellate. Tale unità ha una lunghezza di 127,3 metri, una larghezza di 31,5 metri e un’immersione di 4,3. Anche tale unità vanta un generoso ponte di volo al pari della cugina "LCS-1". Questa unità, varata nel 2008, è in fase di prova nel Golfo del Messico. Sono attualmente in fase di realizzazione ad opera dei due consorzi una terza unità realizzata dalla Lockheed sul modello della USS Freedom (LCS-1) e denominata USS Fort Worth (LCS-3), che ha effettuato le prove nel maggio 2012, mentre la General Dynamics sul modello della USS Independence (LCS-2) sta realizzando la USS Coronado (LCS-4). Al termine, la marina deciderà quale tra la classe Freedom e la classe Indipendence diverrà poi il progetto definitivo utilizzato per la realizzazione delle rimanenti LCS programmate.

Kit di costruzione

Modello: LCS-2-USS-INDEPENDENCE
Data modello: 2010
Azienda: Trumpeter 04548
Versione: Littorial Combat Ship
Scala: 1:350
Accessori: Autocostruiti
Link a Scalemates

LCS-2-USS-INDEPENDENCE

Immagine:

 

 

Galleria immagini

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Descrizione delle fasi della costruzione

 

PIANIFICARE IL LAVORO

Come di consueto, e come ogni modellista, si parte con la ricerca d’immagini e documentazione e a riguardo ho trovato degli spaccati che mostrano gli interni e alcune foto di una cerimonia, svolta all’interno dell’hangar sotto il ponte. L’idea di ricostruire tutto quello che potevo mi balenava in testa; ma poi una volta chiusa non si sarebbe più visto nulla…avrei potuto documentare il tutto con le foto ma si sarebbero allungati i tempi di costruzione e questo doveva essere un lavoro di “distrazione”…e alla fine…che mi frega…ha prevalso l’entusiasmo e la voglia di fare accogliendo la sfida che il destino mi ha teso. L’idea e il modello, con lo scafo diviso in due, mi hanno costretto a pianificare il lavoro sullo scafo inferiore e quello superiore.

Ecco le foto che ho reperito in rete a cui mi sono ispirato!!!!!!!

SCAFO SUPERIORE

Per cominciare ho realizzato gli interni dell’hangar degli SH-60 ricostruendo le pareti dei locali adiacenti dettagliando con battagliole, porte, portelli fotoincisi e con filo di rame e stagno per le tubature. Ho realizzato le centraline elettriche con plasticard e infine il montacarichi che collega questo hangar con quello sottostante. Colorato e “lavato" con colori ad olio ho incollato i personaggi della Goffy Model. A questo punto si può fissare allo scafo superiore così si può iniziare a ricostruire tutto il soffitto dell’hangar principale. Tale soffitto è stato dettagliato con travetti di plasticard per simulare la struttura; in realtà l’interno di questo natante è rivestito da materiale ignifugo a tale scopo si è rivelata utilissima la carta stagnola da cucina incollata con colla vinilica diluita con acqua. Un lavoro certosino ma il risultato ripaga gli sforzi. A questo punto ho aggiunto tutti i tubi e gli accessori che ho visto sulle foto, le luci e le rotaie per il sistema di messa in mare dei gommoni. La prima parte è pronta.

 

 L’hangar inferiore, quello che occupa la maggior parte della superficie interna della imbarcazione, è rivestito da un materiale ignifugo ed anti radar. Per fare ciò ho costruito le strutture a trave del soffitto e i vari pezzi sporgenti delle pareti a seguire ho rivestito il tutto con carta stagnola per alimenti. Dopo di che ho aggiunto porte, portelli, accessori, tubi e cablaggi vari cercando di seguire la documentazione in mio possesso.

SCAFO INFERIORE

La parte più elaborata è sicuramente lo scafo inferiore e ovviamente è quella che mi ha divertito di più. Per prima cosa ho realizzato il pavimento, dove sono stati segnati e di conseguenza forati, i ganci di fissaggio dei velivoli. Foto alla mano ho proseguito ricostruendo le pareti, il lavoro è stato lungo per via delle varie prove a secco eseguite per avere la giusta chiusura dei due scafi. Dalle foto ho notato che in corrispondenza delle griglie situate all’esterno, ci sono delle strutture che ho realizzato, stampate in resina e incollate nelle giuste posizioni. Ho pitturato il pavimento e dopo un leggero lavaggio di nero ero pronto per occuparmi delle pareti. Quest’ultime sono state rivestite di stagnola e mi hanno costretto a costruire tutti i particolari e ha colorarli separatamente. Infatti, ho colorato gli accessori che servivano a  completamento degli interno come portelli, porte, estintori, quadri elettrici, tubi, scale e ha costruire la passerella sulla parete a prua. Ho auto costruito i moduli di missione, i gommoni e i carrelli per il loro spostamento, un gommone sul carrello coperto da un telo e un mezzo che è utilizzato per movimentare i gommoni dai carrelli alla posizione di messa in mare. Ho aggiunto un muletto prelevato da un altro kit e dopo aver colorato il personale di marina in blu e gli incursori in verde ho finalmente incollato. Ora, a malincuore ho terminato questa sessione di lavoro incollando i due scafi.


 

Finita la parte alta mi sono occupato dell’hangar vero e proprio auto costruendomi tutto quello che ho visto negli spaccati trovati in rete.

Oltre alla struttura ottenuta con plasticare e profili di vari spessori ho usato fotoincisioni di recupero per porte,scale ecc. ma la parte più divertente è stata l’aggiunta di particolari,che a mio avvisi danno interesse al modello, come i gommoni e i moduli di missione (fatto il master e stampati), il mezzo per trasportare i gommoni con i relativi “carrelli” ed infine ho aggiunto personaggi e un carrello elevatore.


 
 

 ed ora possiamo unire le due metà…..

 

 

INIZIAMO A COLORARLO

Il resto del montaggio è avvenuto da scatola, aggiungendo le sue fotoincisioni e come tutti i modelli navali, molte parti della sovrastruttura sono state costruite e colorate separatamente per una facile e migliore riuscita del modello. E’ giunta l’ora di mettere mano all’aerografo. In alcune foto si vede l’Independence molto sfumato e sporco e questo mi entusiasmava parecchio. Dopo aver mascherato l’entrata dell’hangar degli SH-60 e l’uscita a poppa dei gommoni ho dato una mano di primer della Gunze sul modello per uniformare il tutto. Ho colorato in nero opaco la parte dello scafo immersa ed ho proseguito con una pre-ombreggiatura con il German grey (XF-63), Neutral grey (XF-53) e il Satin black (XF-18) della Tamiya. Come colore di base ho usato lo Sky grey (XF-19) diluito per far trasparire i colori di fondo. Dopo un paio di giorni e dopo aver visto il risultato, ho diluito il grigio di base e aggiunto del bianco dando le luci dove ritenevo più consono. Dopo vari passaggi ero soddisfatto  il resto lo avrei ottenuto con i lavaggi e i filtri. Ho aerografato di 125 Humbrol il ponte di volo e l’ho sfumato con lo stesso colore schiarito, ho dipinto a pennello tutte le superfici orizzontali sempre con il 125 e con i colori acrilici Italeri ho colorato i vari particolari, infine ho dato una mano di lucido Tamiya su tutto il modello. Ho attaccato le decals e tutti i particolari colorati a parte dopo di che una finitura di satinato Humbrol hanno permesso all’LCS-2 un paio di giorni di riposo. Ho fatto un lavaggio di marrone scuro su tutto il modello e nero su quei punti, dove dovevo dare maggiore profondità. Asciugatura avvenuta sono passato ai filtri. Lavorando su piccole porzioni del modello ho inumidito con acquaragia la zona interessata, ho depositato piccole quantità di colori a smalto (grigio chiaro e scuro, marrone e bianco) e dopo un attimo con un pennello piatto pulito li ho tirati dall’alto verso il basso. Ero soddisfatto e divertito del lavoro fatto!

CONCLUSIONI

Il modello è bello da realizzare anche da scatola e lo consiglio, devo dire che per essere il secondo tentativo di questo speciale water-line sono soddisfatto ma ovviamente è migliorabile…staremo a vedere. Ringrazio Dario Cozzaglio per le foto degli interni (le più belle…le altre sono mie) e purtroppo non posso più mostrare gli interni dell’hangar degli SH-60 perché le uniche foto che avevo se ne sono andate con il disco fisso del mio vecchio PC. Voglio dedicare questo mio lavoro pubblicato a mia moglie Désirée, mia figlia Martina e il mio “terremoto” Matteo.